Corsi di Improvvisazione a Seregno

L’atto improvvisativo non coincide con il regno della libertà.

L’improvvisazione è composizione istantanea, origina da una serie di atti compresi tra la volontarietà dell’atto creativo che risponderà a tutte le regole di stile e del tempo a cui tale creazione si riferisce, e l’imprevedibilità data dal momento in cui essa viene realizzata, derivanti da fattori interni del musicista e fattori esterni legati alla performance. L’atto improvvisativo non coincide con il regno della libertà, non è da considerarsi una forma d’arte primitiva o semplicemente intuitiva.

Non esiste in realtà una definizione assoluta d’improvvisazione, possiamo considerarla una pratica che va contestualizzata in relazione alla collocazione storica, culturale e geografica. Il Dizionario della musica e dei musicisti del Grove, definisce l’improvvisazione: “L’arte di pensare ed eseguire musica simultaneamente”.

L’improvvisazione è un atto di creazione musicale inscindibilmente legato al tempo. Nasce, si sviluppa e si conclude in un arco di tempo stabilito e ad esso è legato, a meno che non sia fermato su un supporto di registrazione che permetta di riascoltare l’evento o tramite la notazione.

Non si può tornare indietro, non si può ripensare una frase, un periodo e non si può prevedere ogni direzione possibile.

Nella composizione tradizionalmente intesa il momento della creazione è ben distinto dall’esecuzione così come sono distinti i ruoli del compositore e dell’esecutore. Ogni improvvisazione sarà più o meno differente da un’altra per le caratteristiche d’indeterminatezza, imprevedibilità e per la capacità di chi suona di spingersi alla ricerca del nuovo. Il musicista non sa esattamente cosa suonerà finché non inizia la sua improvvisazione. La musica improvvisata nasce e si sviluppa all’interno del concetto del qui ed ora e quindi è legata entro certi limiti all’estemporaneità. Improvvisare implica attenzione, il musicista non può prendersi una pausa per pensare, ogni elemento legato al momento della creazione avrà un’influenza sul risultato, anche il luogo, il pubblico, l’umore del musicista, e tutti gli elementi legati alla presenza di altri musicisti.

La sua natura sarà quindi caratterizzata anche da tutte le imperfezioni che una creazione del genere potrà portare con sé, ma la sua bellezza sarà da ricercare propriamente all’interno di ciò che potremmo definire con i termini di freschezza, sorpresa e imprevisto.

In una composizione avremo la perfezione e l’equilibrio dettati dalla realizzazione ragionata che è stata creata fuori dai limiti temporali della sua esecuzione; nell’improvvisazione le componenti dell’immediatezza, dell’imprevisto e dello psicologico insieme e tutte le caratteristiche proprie di questo modus operandi portano alla continua novità e al continuo cambiamento, nel tentativo di raggiungere un equilibrio ed una perfezione forse impossibile da raggiungere.

Nella composizione come atto creativo, possiamo ravvisare due fasi, la prima possiamo definirla di progettazione, che fornisce l’ossatura di un’idea, di un tema, e la seconda di realizzazione, in cui l’idea è assoggettata a processi più consapevoli e deliberati di ampliamento e trasformazione.

L’abilità compositiva comprende l’esistenza di un repertorio di modalità di costruzione ed elaborazione a partire dal dato, scoprendone e utilizzandone le proprietà intrinseche in base a dei principi. Gran parte di ciò che un ascoltatore identifica con il termine “stile” di un compositore o di un musicista improvvisatore, è ravvisabile ai modi che questo ha di elaborare il materiale tematico iniziale.

Anche se i principi di elaborazione utilizzati possono sembrare selettivi e limitativi, la libertà che si possiede in sede di elaborazione è molto ampia.

Un giovane musicista può determinare i suoi obiettivi in base a una visione superficiale delle forme musicali della sua cultura, ma con l’aumentare delle sue conoscenze egli potrà estrarre i principi fondamentali della composizione melodica, armonica o ritmica che sono alla base di ogni forma di composizione per allontanarsi sempre più da stereotipi e arricchire sempre di più le nuove composizioni.

L’improvvisazione, quando è composizione istantanea, mette insieme tutti questi processi consci ed inconsci in un lasso temporale da poterli definire sincronici.

Quando un musicista come Miles Davis improvvisava su una struttura armonica attingeva alla propria capacità di gestire la propria libertà di azione all’interno del brano in esecuzione, libertà che si manifestava nell’utilizzare qualunque materiale musicale decidesse di applicare alla sua improvvisazione che altro non era che composizione istantanea. Tutto ciò avveniva in un perfetto equilibrio di interazione con gli altri musicisti, con il contesto ambientale, e con il pubblico. Questi tre nuovi elementi: musicisti, ambiente e pubblico: hanno un ruolo fondamentale per la musica improvvisata.

Ogni musicista che suona in un contesto di gruppo influenza in qualche modo tutto l’andamento della musica eseguita. L’interplay è la tacita influenza di ogni singolo componente di una formazione musicale sugli elementi musicali quali il tempo e l’andamento della musica. Ogni musicista porta con sé il proprio modo di suonare un brano legato all’espressione e al proprio modo di stare sul tempo, e una formazione musicale avrà un ottimo interplay se sarà in grado di generare un modo nuovo e unico di far musica con gli elementi appena citati.

Il musicista improvvisatore potrà esternare il proprio vissuto, le emozioni e gli stati umorali del momento, con modalità che potranno cambiare di volta in volta in base alle mutate condizioni soggettive. L’interazione con il pubblico può portare anche ad una modificazione a volte rilevante nel programma concertistico proprio a seconda delle reazioni umorali e partecipative della cosiddetta audience.

L’abilità dell’improvvisatore ad adattarsi all’imprevisto o al nuovo potrebbe essere paragonata alla reazione ad una domanda imprevista nel corso di una conversazione; la risposta richiederebbe conoscenza dell’argomento, un ricco ed adeguato vocabolario e prontezza mentale, gli stessi presupposti dell’atto improvvisativo.

L’improvvisazione quindi è ben distinta dal concetto di variazione estemporanea che possiamo definire come varianti intorno ad un modello di riferimento. Un esempio di estemporizzazione è la parafrasi di un tema, in cui il solista aggiunge e modifica lasciando ben distinto il tema principale, nel momento in cui lo espone.

L’atto dell’estemporizzazione può considerarsi all’origine dell’improvvisazione che diventa un possibile sviluppo.

L’improvvisazione non è neanche una semplice interpretazione, ossia un’aggiunta di elementi musicali necessari affinché un esecutore possa eseguire ed interpretare un testo pre-codificato e fissato normativamente dalla scrittura che per sua natura è sempre incompleto. L’improvvisazione non nasce semplicemente dall’intrinseca incompletezza che ogni partitura porta con sé. L’indeterminatezza del codice di scrittura della musica lascia sempre margini d’intervento ed implica un lavoro interpretativo che in fondo ogni esecutore di rilievo riesce ad eseguire rivitalizzando un’opera. Le sottigliezze ritmiche di un’esecuzione, l’intonazione, la cadenza, la scansione dei tempi, il tocco, questi risulteranno sempre fattori d’indeterminazione e di allontanamento da ciò che può essere considerato un modello perfetto di esecuzione di un’opera meticolosamente composta e notata o meno. Nella musica contemporanea la notazione viene reinventata e l’esecutore assume un ruolo importante ristabilendo quel continuum psicofisiologico tra la composizione e il momento in cui essa prende realmente consistenza. Eliminando parzialmente gli strumenti di controllo che appartengono al compositore, non si è necessariamente introdotta la possibilità di improvvisare.

L’atto creativo dell’improvvisazione si dispiega con pienezza, indipendentemente da modelli predefiniti. L’originalità estetica intenzionale può trascendere qualsiasi modello nel suo manifestarsi in atto musicale.

L’improvvisazione dunque è una pratica che merita l’attenzione sia da parte di chi suona musica in cui questa è prevista, sia da parte di chi compone e di chi desidera avere una conoscenza pratica e reale degli elementi compositivi e delle tecniche esecutive del proprio strumento.

Maestro Giancarlo Collura

Formazione Musicale

Laurea In Musica al DAMS di Bologna, con tesi di laurea sulla pedagogia musicale.

Laurea in Chitarra Jazz al Conservatorio G.Verdi di Milano.

Corsi di studi giovanili:

  • CPM Milano (diploma superiore)
  • Civici Corsi di Musica Jazz (Milano) diretti da Franco Cerri ed Enrico Intra
  • Perfezionamento dello studio della Chitarra con diversi artisti, tra cui:
    Joe Diorio
    Jerry Bergonzi
    Scott Henderson
    Tomaso Lama
    Bebo Ferra

Ha studiato arrangiamento e composizione con:
Fabio Jegher
Giovanni Tommaso

Ha pubblicato due libri di didattica musicale per la casa editrice Eco.

New Groove (con il chitarrista Alessandro De Berti)
Application.

Si dedica all’attività d’insegnamento privato e all’interno di istituzioni e scuole dal 1990.

Offre il proprio servizio in qualità di musicista, arrangiatore e compositore dal 2001.

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